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Survivors

Con l’avanzata mondiale di COVID-19 tornano in auge film e serie TV che tracciano scenari distopici post-apocalittici, causati da pandemie, che colpiscono la nostra specie. Una di queste serie è molto famosa, risale addirittura agli anni ’70 del secolo scorso e ce ne parla Tamara Sandrin in un suo articolo. La serie in Italia è conosciuta come “I sopravvissuti” e propone un’ipotesi inquietante su ciò che potrebbe diventare una società umana scampata a un virus letale. Nella serie in questione, in estrema sintesi, si sostiene che non solo la nostra specie potrebbe non imparare nulla da un evento come una pandemia provocata dalla distruzione della Natura, ma addirittura potrebbe cercare di riorganizzare una società secondo modalità anche peggiori rispetto a quelle già conosciute.


Survivors

fonte: cavegan.wordpress.com/2020/03/18/survivors

Ovvio e scontato, oggi, parlare di Survivors1 (serie inglese degli anni ’70 creata da Terry Nation), ma vorrei proporre delle riflessioni, amare, che la serie ha da sempre suscitato in me e che ora sento vive e pressanti, oltreché attuali.

Media Storie


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Un interessante e ben documentato articolo di Tamara Sandrin sullo sfruttamento degli Animali durante la Prima Guerra Mondiale.


Fonte: cavegan.wordpress.com/2016/01/03/non-ebbero-scelta-2

Gli animali-soldato, i giovani soldati, i profughi, i diseredati della Terra. “Non ebbero scelta”1.
Certamente loro, gli animali, non hanno avuto scelta né consapevolezza del loro destino, nessuno può dubitarne, neppure chi dalla sorte animale non viene toccato. Ma credo che neanche i giovani e giovanissimi soldati, i richiamati alla leva obbligatoria, i volontari delle classi più deboli l’abbiano avuta. In un certo senso si potrebbe dire che la Grande Guerra sia stata più una guerra classista che specista.
I perdenti sono stati milioni, sparsi su ogni fronte, di ogni nazionalità, sono rimasti sui campi di battaglia e nelle trincee, uomini e animali.

Animalismo Antispecismo


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Memorial per Harambe

Tamara Sandrin scrive alcune considerazioni sull’uccisione del Gorilla Harambe avvenuta di recente nello zoo di Cincinnati (USA), qui la sua triste storia.


Fonte: cavegan.wordpress.com/2016/05/31/morte-di-un-prigioniero

Harambe è morto e il suo corpo non è più prigioniero dell’uomo, ma la sua mente, i suoi pensieri, la sua persona e la sua personalità, le sue emozioni e i suoi sentimenti non esistono più, sono morti definitivamente assieme al suo corpo e noi non potremo conoscerli mai.
Non essere più prigioniero non equivale però a essere liberato.

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